Autobiografia

Sono nata a Daruvar in Jugoslavia.

Vivo in Italia dal 1941 e dal 1946 a Roma.

Ho sempre e solo fatto la pittrice. D’altra parte non saprei fare alcun mestiere.

E’ già duro quello che mi sono scelta in assoluta libertà e coscienza: sentimenti – questi – meravigliosamente aspri e talvolta amari lungo la strada di vivere.

Dicono che la mia personalità pittorica non somigli a quella di nessuno.

Accetto con sicura modestia questa definizione.

Ma se altri trovasse nei miei quadri colori e modi non miei ne sarei ugualmente lieta poiché in questo mondo nessuno è figlio di nessuno.

Importante non è partecipare: importante è credere nel proprio lavoro.

Ho girato il mondo in tempi difficili e astrusi coi miei quadri sotto il braccio per mostrarli a chi dicevo io. Fui confortata e incoraggiata.

Tornai sempre a Roma città-droga per la mia sete artistica.

Esposi i primi anni lungo via Margutta e i miei amici e colleghi erano Mafai e Guttuso, Cagli e Amerigo Tot, Luigi Bartolini e Maccari e potrei continuare fino ad Arnoldo Ciarrocchi ed Emilio Greco.

Non voglio scordare di dire che la Bohème ha un valore quando la puoi raccontare

o quando t’accorgi d’averla vissuta senza saperlo.

Comunque non è necessaria per un artista: credetemi la creatività è forse meno impulsiva ma certamente vieppiù approfondita quando s’è mangiato almeno il primo piatto.

La mia prima “personale” avvenne a Roma, nel ’47, alla Galleria La Finestra. Vivevo allora in via del Babuino. Ecco perché questa strada romana mi è rimasta nel cuore.

Strada magra, affamata, sognatrice, illusa e delusa da ombre di amici che mi ritornano tutte, e tutte metto in Paradiso, anche chi correva perfettamente lungo l’autostrada per l’inferno.

Da allora tempo e luoghi sono cambiati. Oggi si viaggia in jumbo jet ma in quel tempo certe strade dovevi fartele a piedi e, al massimo, in terza classe per andare a parlare di pittura con chi ne sapeva più di te.

Mi diplomai – poco più che bambina – all’Accademia di Belle Arti di Lione.

C’è ancora lo stesso muro di cinta ma intorno il Tempo l’ha fatta da padrone com’è nella logica del suo defluire.

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